CAMINO CONTRO CORRENTE 2018 ANIMAL CIRCUS

C18 ANIMAL CIRCUSDal 1 al 4 novembre a Camino al Tagliamento (UD) la decima edizione del festival di musica e arte contemporanee Camino Contro Corrente, quest’anno dedicato al rapporto tra umano ed animale.

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Seminario di vocalità infantile

ImmagiggdsneM° Edoardo Cazzaniga
26 – 28 febbraio 2016
Camino al Tagliamento (UD)

Periodo
Il seminario sulla vocalità infantile inizia venerdì 26 febbraio 2016 e si conclude domenica 28 febbraio 2016.
Luoghi
Il Master Class si svolgerà presso la Sala Davide Liani (sopra la biblioteca) di Camino al Tagliamento, (indirizzo: piazza San Valentino, 12, 33030 Camino al Tagliamento)
Argomenti
Elementi di vocalità infantile;
principi base della tecnica vocale: respirazione, fonazione, articolazione vocale;
problematiche di alfabetizzazione musicale;
problematiche relative alla gestione di un coro di voci bianche;
repertorio didattico.
Modalità/Orari
Le lezioni saranno collettive.
Gli orari saranno:
Venerdì 26 febbraio – dalle 15:00 alle 18:00
Sabato 27 febbraio – dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00
Domenica 28 febbraio – dalle 10:00 alle 13:00
Iscrizione
La domanda di iscrizione opportunamente compilata deve pervenire entro il 3
Febbraio 2016 alla associazione Kairòs di Camino al Tagliamento.
Oppure tramite mail all’indirizzo kairosassocamino@libero.it
Costi
La quota di partecipazione è di euro 120 (centoventi).
La rinuncia al master o la mancata partecipazione alle lezioni non daranno diritto al
rimborso della quota versata.

Informazioni e recapiti
https://associazioneculturalekairos.wordpress.com
kairosassocamino@libero.it tel 3408943366
Associazione Musicale e Culturale “Kairos”
Piazza San Valentino,12 – 33030 Camino al Tagliamento (Ud)
C.F. e P.I. 02374570303

 

cazzaniga

Edoardo Cazzaniga
Ha studiato composizione con B. Zanolini, diplomandosi brillantemente in Musica Corale e Direzione di coro con D. Zingaro presso il Conservatorio “G: Verdi” di Milano, dove si è altresì diplomato a pieni voti, nel Corso Superiore di Direzione Corale. Ha iniziato lo studio del canto lirico con D. Gualtieri. Ha seguito corsi di perfezionamento in Italia e all’estero. Mediante la collaborazione con G. Schmidt-Gaden si è specializzato nella educazione vocale delle voci bianche. Queste esperienze, unite ad una intensa attività didattica, gli hanno consentito di diplomarsi in canto – ramo didattico presso il Conservatorio “L. Campiani” di Mantova. Da anni si occupa di didattica musicale, specialmente quanto riguarda la didattica di base. In questo ambito, oltre ad aver svolto un intenso lavoro sul campo per diverse associazioni tra le quali l’“Umanitaria” di Milano, ha tenuto svariati corsi tra i quali “La didattica della musica nella scuola elementare” e “L’alfabetizzazione musicale secondo il metodo Z. Kodaly”. La sua esperienza nel campo direttoriale svaria attraverso le diverse formazioni corali: dal coro misto al maschile e al femminile. A questo unisce la ricerca vocale nell’ambito di ensemble che si dedicano all’esecuzione di pagine corali del secoli XIX e XX. E’ collaboratore della rivista “La Cartellina”. Ha curato “Stili, Forme, Linguaggi della Polifonia sacra nelle Cappelle Musicali del Barocco”, VI Volume della Collana “Polifonia Rara”, edito dalla Edizioni Musicali Europee. Tiene ormai regolarmente corsi di direzione di coro e vocalità: Cividale del Friuli, Giussano, Urgnano (Bg), Majano, Mestre, Ispra, Peschiera, Rovagnate, Camino al Tagliamento, Verbania… Dal 2007 tiene il corso di pedagogia vocale per i Corsi estivi di Canto Gregoriano del Pontificio Istituto di Musica sacra di Roma. E’ titolare della cattedra di Esercitazioni Corali, del corso di Vocalità Corale nel Triennio di Direzione Corale e direttore del Coro di voci bianche del Conservatorio presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

 

 

 

MASTERCLASS 2016

8° Master class di composizione
docente Riccardo Vaglini
Camino al Tagliamento 2016

 

Periodo
L’8° Master class di composizione si articola in tre incontri :

il primo domenica 15 maggio 2016,

il secondo domenica 5 giugno 2016

il terzo domenica 26 giugno 2016

con orario 10-13 e 15-17.
Luoghi
Il Master si svolgerà presso l’Auditorium Davide Liani (sopra la Biblioteca comunale) di Camino al Tagliamento.
Regolamento generale, iscrizione e scadenze
Per partecipare al Master è necessario spedire in allegato all’indirizzo email kairosassocamino@libero.it entro il giorno 15 aprile 2016:
– una propria composizione per qualsiasi organico scritta dopo il 2010 in formato pdf;
– la registrazione di una propria composizione (non necessariamente la stessa) scritta dopo il 2010 in formato mp3;
– la scansione della domanda di iscrizione debitamente compilata e firmata.
Verranno scelti non più di 10 (dieci) compositori come allievi del Master. Non è ammessa l’iscrizione come uditori. Le partiture inviate saranno conservate dall’Associazione Kairòs e saranno restituite solo per espressa richiesta del compositore che si dovrà far carico delle spese postali. Le partiture inviate serviranno unicamente per effettuare la selezione degli allievi, non saranno oggetto delle lezioni, che invece puntano alla stesura di nuove composizioni.
L’Associazione Kairòs comunicherà entro il 22 aprile 2016 i risultati della selezione.
Modalità
Il master class di articola in tre appuntamenti e ha come obiettivo la creazione e l’esecuzione di nuovi lavori musicali che andranno a far parte della programmazione del festival Camino Contro Corrente 2016 – Il giardino d’infanzia.
Costi e borse di studio
La quota di partecipazione è fissata a €150,00 (centocinquanta).
La quota di iscrizione dovrà essere versata alla segreteria dell’Associazione Kairòs, il primo giorno di lezione. La rinuncia al Master o la mancata partecipazione alle lezioni non daranno diritto ad alcun rimborso della quota versata.
I migliori lavori verranno pubblicati da ArsPublica Edizioni
(www.arspublica.it).
Riccardo Vaglini
Riccardo Vaglini, compositore, performer, editore, vive tra Atene e Venezia, dove insegna composizione al conservatorio Benedetto Marcello. Tra il 1993 e il 2002 cura a Pisa la direzione artistica di Arsenale Musica, nel 1998 è tra i fondatori delle edizioni musicali Ars Publica, dal 2008 cura con Francesco Zorzini la direzione artistica del festival Camino Contro Corrente di Camino al Tagliamento e, dal 2009, di Collettivo Rituale, gruppo di lavoro sui repertori Fluxus storici e attuali. Ultima sua avventura  è la creazione a Mestre di Agitprop, casa, spazio espositivo e cellula urbana di cultura democratica.

 

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Domanda di iscrizione all’8° Master di composizione 2016 – docente  Riccardo Vaglini

(da far pervenire entro il 15 aprile 2016 a kairosassocamino@libero.it)

Il/la sottoscritto/a_____________________________________
nome cognome_______________________________________
nato/a a il___________________________________________
residente in via /piazza__________________________________
città cap prov.________________________________________
cell. e-mail__________________________________________
chiede di poter frequentare il Master di composizione tenuto da Riccardo Vaglini a Camino al Tagliamento nei giorni
15 maggio, 5 giugno e 26 giugno 2016.
firma_________________________
I dati forniti verranno utilizzati in ottemperanza alla legge sulla privacy.

I protagonisti di quest’anno /3

DOMENICA 22 NOVEMBRE

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ore 18 Auditorium Davide Liani
Apocalisse: contro la logica del mondo
Conferenza-incontro

Stefano Bindi relatore

Immaginedddddd

 

 

 

 

 

 

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ore 11 Auditorium Davide Liani
Graffiti di combattimento
Musiche di normale antagonismo metropolitano
Riccardo Vaglini pianoforte
Collettivo Rituale:
Maura Capuzzo, Gianluca Geremia, Anastasja Marković Todorić,
Giacomo Petrussa, Jozef Pjetri, Gianantonio Rossi, Riccardo Vaglini,
Carlo Zorzini, Francesco Zorzini pianoforti e tastiere
Marco Marinoni elettronica e regia del suono

Prendendo spunto dal titolo dell’omonimo cd monografico dedicato al compositore Giuseppe Giuliano, appena uscito per ArsPublica e presentato in questa occasione in forma di tre brevi frammenti elettronici intitolati all’incipit dell’Eneide virgiliana, Camino Contro Corrente vuole offrire una panoramica di alcuni dei linguaggi della produzione multimediale odierna, con un programma ricco di novità assolute. Sotto l’attenta regia sonora di Marco Marinoni, docente di Musica elettronica al conservatorio di Como, vengono presentate opere elettroniche di Mattia Nuovo (Warum Krieg?, esito del Master in Composizione 2015) e di Andrea Nicoli, Di rabbia e furore, dal sofferto carattere di urlo primordiale; per strumento ed elettronica dal vivo dello stesso Marinoni con Riccardo Vaglini al pianoforte (Finita è la terra) e videomultimediale di Corrado Pasquotti,
1915-1918, espressamente dedicato al centenario della Prima Guerra Mondiale. Un altro lavoro per elettronica dal vivo di Mattia Nuovo (Questo è il brano), capta il pubblico come (ignaro) generatore di suono, mentre il giovanissimo Gianluca Geremia presenta il suo ultimo lavoro per nove tastieristi, musica iterativa caratterizzata da una complessa stratificazione temporale.
(Francesco Zorzini 2015)

Graffiti di combattimento
è ora anche un cd monografico
dedicato a Giuseppe Giuliano, da
acquistare allo stand ArsPublica,
oppure online su http://www.arspublica.it

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ore 21 Chiesa di Ognissanti
Le sette trombe dell’Apocalisse
Concerto a dieci anni dalla scomparsa di Davide Liani

Direttore: Francesco Zorzini

Federico Scridel voce recitante
Giorgio de Fornasari baritono
Martina Bravin, Stefania Cerutti, Federica Frasson, Valeria Frasson, Francesca
Scaini, Erica Zanin soprani
Quartetto di ottoni di Povoletto: Lorenzo Merluzzi e Fabio Pellegrino trombe,
Francesco Cossettini e Linda Rigoni tromboni
Silvia Podrecca arpa
Alessandro Espen organo portativo
Riccardo Vaglini pianoforte
Debora Colussi, Gabriele Turrini,Alessandro Piputto percussioni
Corale Caminese
ImmaginecccDavide Liani, compositore caminese scomparso dieci anni fa, scrisse la sacra rappresentazione dal titolo Le sette trombe dell’Apocalisse nei primi anni ‘80. Come spesso accade nella musica di Liani, anche in questa composizione il coro ha un ruolo di assoluto rilievo. Ai quattro soprani solisti sono affidate le visioni mentre la parte strumentale si avvale invece di un quartetto di ottoni, un organo portativo, un’arpa e un nutrito set di percussioni. Mai come in questa composizione il mondo sonoro di Liani è compatto e granitico: il richiamo al mondo medievale e al canto gregoriano diventa l’occasione di continue variazioni del tessuto musicale, sempre in perfetta aderenza con il testo biblico raccontato. Nel suo Magnificat Francesco Zorzini rende omaggio al mondo sonoro di Davide Liani con un brano dal carattere arcaico ed estatico che mette in musica le prime quattro parole della preghiera mariana. Noli timere di Riccardo Vaglini è un breve frammento contrappuntistico il cui testo è tratto da Apocalisse 1, 17 – 18, mentre il brano dell’australiano Thomas Reiner elabora per coro e baritono solista, accompagnati da due trombe e pianoforte, la canzone In Flander Fields di John McCrae, scritta durante la prima guerra mondiale. Il concerto prevede poi l’esecuzione del brano L’Alfa e l’Omega di Luisa Antoni, scritto durante il master di Composizione 2015 tenuto da Riccardo Vaglini.
(Carlo Zorzini 2015)

I protagonisti di quest’anno /2

SABATO 21 NOVEMBRE

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ore 17 Auditorium Davide Liani
Via dal mondo: Gian Giacomo Menon
poeta
Conferenza-incontro

ImmagineNNNNGian Giacomo Menon nacque nel 1910 a Medea (Gorizia), allora territorio austriaco. Dal 1937 all’anno della morte (2000) ha vissuto e insegnato a Udine. In particolare, è stato per trent’anni – dal 1939 al 1968 – docente di storia e filosofia al liceo classico Jacopo Stellini del capoluogo friulano. Ha concluso la sua carriera scolastica nell’ottobre 1977 all’istituto magistrale Caterina Percoto, sempre a Udine. Nella sua infanzia ha respirato aria contadina e cristiana. È vissuto a Medea, Visco, in Slovenia, Stiria, Gorizia, Tolmino, Udine. Ha studiato a Graz, Medea, Gorizia (liceo classico) e all’università di Bologna dove si è laureato in giurisprudenza (1934) e filosofia (1937). I suoi studi sono stati  prevalentemente umanistici. Ha insegnato tredici materie in scuole medie inferiori e superiori a Tolmino, Gorizia e Udine. Nella sua lunga vita ha scritto moltissimo, quasi esclusivamente poesia: più di centomila poesie, oltre un milione di versi, pubblicando poco o niente. Pensiero individualista, solipsista, pragmatista,  sostenitore della isostenia dei logoi, definiva così i suoi «segnali di vita»: casualità, nudità, paura.
(Cesare Sartori 2015)
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Gran vocìo per Gian Giacomo Menon
Reading di poesia con sei prime assolute per
gruppo vocale

Carlo Zorzini violino
Officina del Teatro alla Murata di Mestre:
Enrico Campigotto, Stefano Favaro, Sara Tozzato
Collettivo Rituale:
Danilo, Abiti, Nicoletta Bencini, Francesca Cescon, Gianluca Geremia, Gianantonio Rossi, Riccardo Vaglini
Camino Kammerchor
Francesco Zorzini direttore

Dopo la felice esperienza con la composizione su testi di Pierluigi Cappello, raccolti nell’antologia Dopo la ploie. Sei cori su poesie di Pierluigi Cappell, a cura delle edizioni ArsPublica, Camino Contro Corrente 2015 vuole focalizzare l’attenzione su un altro poeta friulano contemporaneo, Gian Giacomo Menon. Durante la serata il Camino Kammerchor al suo debutto presenta in prima assoluta sei brani scritti su suoi testi in italiano e in friulano. La raffinata e immaginifica lingua del poeta ha offerto ai compositori ampia ed eterogenea ispirazione nella stesura dei brani. Intrecciandosi al coro, l’Officina del Teatro alla Murata di Mestre, in collaborazione con il gruppo performativo Collettivo Rituale e col violinista Carlo Zorzini, propone alcune inedite forme di reading in una selezione delle poesie più rappresentative del poeta.
(Francesco Zorzini 2015)

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ore 21 Chiesa di Ognissanti
Alla battaglia!
Organo di guerra e di pace
rinascimentale e contemporaneo

Marija Jovanović organo

ImmagineuuuuuPer la sera del 3 agosto 2010, in occasione delle celebrazioni ferrucciane, il Comune di San Marcello Pistoiese invitava l’organista belgradese Marija Jovanović a tenere a Gavinana un recital sul prezioso organo ottocentesco di Cesare e Luigi Tronci. Si trattava di un inedito programma composto nient’altro che di battaglie – ossia di un genere che tanta fortuna riscosse tra XVI e XVIII secolo – in forma di scorribanda tra antichi autori spagnoli, italiani e francesi e repentine incursioni nella contemporaneità. I compositori coinvolti avevano risposto all’invito investendo il soggetto della battaglia di risposte molto personali, dall’irruento descrittivismo di Boselli alle ironiche rievocazioni fiabesche di Micheli, fino alle meditazioni elegiache sulla vanità delle azioni umane nei lavori di Rossato, Molteni e Vaglini, confluendo poi in un’antologia che non contenesse soltanto la rievocazione di un evento storico ma che rimanesse a testimonianza di una ferma denuncia collettiva. Incornicia la serata un dittico sonoro dedicato alla Madonna, in forma di un canto devozionale serbo rivisto dal canadese Provost e di un Pianto del seicentesco Sances.
(Riccardo Vaglini 2015)

Alla battaglia! è ora anche
un’antologia che puoi acquistare a
prezzo ridotto allo stand ArsPublica,
oppure online su http://www.arspublica.it

 

 

 

I protagonisti di quest’anno

VENERDI’ 20 NOVEMBRE ore 18 ritrovo alla Biblioteca comunale e processione di apertura

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ImmaginefffffAntonio Vasta, Ciaramedda a pparu (zampogna a paro)

Suonate, nenie e ballitti della tradizione calabrese e siciliana (parte prima)

La zampogna a paro (ciaramedda a pparu) è uno degli strumenti più importanti della tradizione musicale orale della Sicilia. La caratteristica peculiare della zampogna a paro è la lunghezza identica (pari) delle due canne melodiche, da cui deriva la denominazione. In tutta la sua area di presenza, Sicilia e Calabria meridionale, la zampogna a paro è strumento solista, spesso accompagnata dal tamburello o dal cerchietto e da flauti di canna. Esiste un ricchissimo repertorio solistico costituito dai cosiddetti ballitti dall’andamento ritmico vivace, binario o ternario (quello della tarantella è il modulo ritmico preferito), sui quali si componevano le tradizionali figure di danza nelle più svariate occasioni di festa. Fino agli  anni Cinquanta la zampogna a paro allietava le giornate nei campi, rendeva meno faticoso il lavoro della vendemmia e a Natale veniva utilizzato in funzione di accompagnamento al canto della litania e delle novene in chiesa. La Suonata è la forma musicale caratteristica del  repertorio tradizionale. Un preludio a ritmo libero iniziale precede sempre l’esecuzione di Pastorali o Nenie. Infine si eseguono i ballitti. La Sunata si conclude sempre su una nota tenuta. Eseguirò per gli amici del Festival una Sunata appresa per tradizione orale da suonatori della provincia di Messina e alcune nenie e ballitti che conosco per averli ascoltati dalla viva tradizione di suonatori siciliani e calabresi incontrati in diverse occasioni. Devo a loro l’amore per questo meraviglioso strumento e la conoscenza di un repertorio tradizionale che rappresenta un tesoro di rara bellezza.
(Antonio Vasta 2015)

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Ex Fabbrica di organi Zanin e altri luoghi
Sara Tozzato, Invanescente
installazioni site-specific, acrilico su fogli di cartapesta, formati vari, 2015
per gentile concessione dell’artista e di Agitprop Galerie, Mestre

 
ImmaginedddddddCosa ammiriamo in un dipinto che dopo secoli arriva a noi con materiali e colori
manipolati da luce e aria alteratesi nell’evolvere del loro stagnare? E il soggetto rappresentato non ha ormai mutato la prima autentica emozione suscitata a fine stesura? Quando riproponiamo un evento passato, in una qualsiasi forma, selezioniamo ed elaboriamo solo parte di ciò che ha riempito i momenti della storia. Operiamo scelte lavorando l’argilla del tempo e consegnamo proiezioni conformi a un
peculiare profilo personale e temporale, sapendo che mai potremo reimmergerci nel vero di un momento concluso o comprendere appieno il pensiero di chi è stato. Costruiamo strutture approssimative con le quali dialogare e confrontarci, degli intermediari temporali. Sono però solo fragile materia che gli elementi naturali appiattiranno al suolo con distaccato fluire. Sono solo lampi  evanescenti, sono solo vane scene, sono solo corpi in fogli di cartapesta, invanescente.
(Sara Tozzato 2015)

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pubbliche affissioni a Camino al Tagliamento
con ulteriori disseminazioni ad Atene, Bologna, Codroipo,
Grado, Firenze, Capodistria, Latisana, Livorno, Lubiana,
Padova, Paese, Pisa, Pistoia, Pordenone, Rivignano, Söll,
Treviso, Trieste, Udine, Venezia, Villach

Tom Nicholson | Comparative
monument (Palestine)
ImmaginewwwwwwwwTrovo nove monumenti che portano il nome “Palestina” a Melbourne e nei dintorni: a Avoca, Caulfield, Coburg, Donald, Kew, Longwarry, Mooroopna, North Melbourne, e Terang. Questi monumenti ricordano la presenza dei soldati australiani in Palestina durante la Prima Guerra Mondiale e il loro ruolo nella presa da parte degli inglesi di Bir Sab’a, o Beersheba (o Be’er Sheva, come è conosciuta al momento della conquista da parte dei soldati israeliani nel 1948, quando la sua popolazione viene sterminata o deportata a Gaza via camion e la città diventa parte del nuovo stato di Israele). Cammino proprio lungo il limite di questo enorme spazio aperto, circondato da un recinto senza cancello. E’ incuneato tra la storica città ottomana di Bir Sab’a e la nuova città israeliana, un quartiere di uffici di vetro, un centro commerciale e una strada a otto corsie con il traffico che sfreccia in entrambe le direzioni. È da qui che entrano a Bir Sab’a i soldati israeliani nel 1948. È il luogo dove sorge il cimitero islamico della città. La luce radente del sole fa emergere le pietre che si confondo alle macerie, tra le lapidi erose sparpagliate tra le distese di terra nuda e erba alta. I luoghi dove si trovano i nove monumenti che portano la parola “Palestina” sono bonificati: i nove monumenti sono raccolti, spediti da Melbourne a Tel Aviv e trasportati via camion a Bir Sab’a. Installati in un’unica direttrice, ogni monumento si appoggia a quello vicino, fianco a fianco, a creare un complesso lungo sessanta metri che taglia diagonalmente la strada trafficata lungo il vecchio cimitero, il Boulevard David Hacham. Tutta quella pietra, la mole e il peso degli obelischi, la rotonda e il marmo scolpito diventano una specie di freccia, un segnale storico sovradimensionato che punta verso quell’immenso spazio aperto circondato da un recinto. È una direttrice per i soldati che da lì vogliono entrare nella città. Le nove iscrizioni dicono la stessa cosa: Palestina. Palestina. Palestina. Palestina. Palestina. Palestina. Palestina. Palestina. Palestina.

(Tom Nicholson 2014, trad. dall’ingl. di Valentina Merzi)

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Fienile di orte Danussi

Sabrina Muzi | Accerchiamento

ImmaginewwwwwwwIl lavoro si sviluppa attraverso un’azione continua di costrizione e resistenza. Spunti
di riflessioni riguardano il rapporto tra l’entità di gruppo e il singolo, tra la diversità dei sessi, tra un sistema costituito e il diverso. Il ritmo del video è incessante e ripetitivo e sembra non condurre a una possibilità di soluzione, ma il lavoro non vuole mostrare un’esito quanto invece la dinamica di una tensione fisica e psicologica tra le parti.
(Sabrina Muzi 2002)

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Sala Esposizioni di casa Liani
Valentina Merzi, Io non ero qui
Immaginewwwww«“Questo non posso crederlo!”, dichiarò Alice. “Proprio non puoi?”, chiese la Regina in tono compassionevole. “Prova ancora: fai un respiro lungo e chiudi gli occhi”. Alice si mise a ridere. “Non serve a nulla provare”, disse: “Non si può credere alle
cose impossibili”. “Oso dire che tu non hai molta pratica”, affermò la Regina. “Quando avevo la tua età, facevo sempre questo esercizio per mezz’ora al giorno. Diamine, certe volte ho creduto fino a sei cose impossibili prima di colazione!”» (da Attraverso lo specchio di Lewis Carroll) Potrei definire questo lavoro come un’opera di rielaborazione fotografica, esattamente come è una rielaborazione della mente quella che mi interessava rappresentare: il modo in cui noi creiamo dei ricordi fittizi, non solo collegati al passato ma anche come immaginari in presenza. Confabulation è il termine inglese con il quale si individua questo processo, la creazione di false memorie, per lo più inconscia, proprio come affabulazione è dare forma di favola, sviluppare in un intreccio o in un’azione scenica. In questi ultimi anni il tema principale della mia ricerca è stato il rapporto tra memoria collettiva, privata e la loro rappresentazione visiva, principalmente tramite la fotografia. Quando mi è stato chiesto di lavorare ad un’opera collegata al tema della guerra, come prima cosa ho ripensato all’ossessione che durante l’ultimo anno di liceo ci era stata inculcata per la memoria, che si declinava nella giornata della memoria, il monumento ai caduti, il tour tra le trincee della prima guerra mondiale e il memoriale dei sopravvissuti. L’interesse al dato, all’accaduto condiviso, al reale. Ma quello che mi ha affascinato veramente è il momento in cui l’Evento entra nella quotidianità e nella vita piccola di ognuno, a come ogni schema interpretativo diventi immediatamente inadeguato, a come si sopravviva ad un esterno che non si può evitare e che non si riesce a fare proprio. Sono stata sempre una grande narratrice di autobiografie e ho dato il mio meglio nei momenti in cui quello che c’era attorno diventava talmente indecifrabile da generare immaginari salvifici più credibili del dato di realtà, “Io non ero qui” è semplicemente un’utopia visiva di sopravvivenza.
(Valentina Merzi 2015)

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ore 21 Auditorium Davide Liani

Pacem in terris, Hiroshima, Nagasaki et al. 1945-2015

Francesca Cescon flauto
Alessandro Segreto pianoforte
Immagine555565Un’invocazione e un grido accomunano i brani di Pacem in terris, concerto nel quale flauto e pianoforte incarnano la disperazione che la guerra alterna a fiochi barlumi di speranza. La voce straziata dei superstiti delle bombe atomiche risuona nel Requiem di Fukushima che si chiude con una preghiera per i defunti affinché tutto non vada dimenticato. Le Incantations di Jolivet colpiscono soprattutto per la ritualità di azioni musicali ossessivamente ripetute. Tra tutte colpisce soprattutto la quarta, Pour une communion sereine de l’être avec le monde, dove sembra darsi al genere umano ancora una speranza di convivenza pacifica. Speranza che lascia spazio allo sconforto in Chant de Linos, canto funebre e militare di matrice greca. Con la Seconda Guerra Mondiale nel pieno della sua devastazione, il brano appare come una Guernica sonora, attraverso l’uso estremamente percussivo non solo del pianoforte ma anche del flauto. Forse solo tornando alla Natura l’Uomo potrà finalmente ritrovare la pace, e Le merle noir di Messiaen indica la speranza di una tranquillità e comunione ritrovate tra gli uomini, espressa magnificamente nel dialogo tra i due strumenti. Tra i brani per flauto solo o accompagnato dal pianoforte, il programma incunea tre lavori per pianoforte solo: un rarissimo Stravinskij che dispiega tutto il suo sarcasmo antibellico con una marcia, crucca (boche) quanto i crucchi messi alla berlina, ironia di una parodia alla massima potenza che trionfa dissolvendosi nella mimesi; il brano dell’australiana Helen Gifford, dal colore corrusco e sinistro, dove il pianoforte utilizzato quasi sempre nel registro grave pare riprodurre i colpi sordi e ovattati di esplosioni lontane; l’étude di Vaglini è dedicato alla memoria della demolizione della città palestinese di Jenin, trasformata in lapidarium al passaggio dei bulldozer israeliani. Un unico accordo su sei tasti viene ripetuto per l’intera durata: solo il tocco differente su alcuni di essi suggerisce una memoria o traccia di una forma tridimensionale ormai schiacciata e resa irriconoscibile.
(Francesca Cescon 2015)

 

 

 

 

CAMINO CONTROCORRENTE 2015 – IN GUERRA COL MONDO

La ricorrenza dei cento anni dal coinvolgimento dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale ha dato avvio, soprattutto nelle aree che furono più o meno direttamente coinvolte dai fronti di guerra, a una nutrita serie di iniziative espositive e teatrali oltreché a svariati incontri, dibattiti, seminari, ecc.: la musica è stata toccata senz’altro in maniera più marginale dall’ondata celebrativa, e, nel caso, con iniziative di tipo documentaristico (i canti di guerra, le musiche militari, i canti alpini). Ma il festival di Camino, che è controcorrente a partire dal nome e a favore fin dalle sue prime iniziative di una musica e di un’arte dinamica e nomade, ispirata al misterioso sgorgare dal nulla del fiume Varmo, intende invece il centenario come occasione di riflessione fuori dal coro, articolata secondo alcune linee che vengono qui esposte in breve.

1. Nessuna ambiguità nell’intento celebrativo: la guerra resta l’atto antisociale assoluto e nessuna scusante cronologica può impedirne il rifiuto espresso e ribadito a chiare lettere. Quando nel 1933 Albert Einstein chiede la collaborazione di Sigmund Freud per indagare i presupposti culturali e antropologici della guerra ne esce un pamphlet-epistolario dal titolo Warum Krieg? (Guerra perché?) dove l’ombra del macello passato si proietta sinistramente su quello a venire. Ecco, proprio partendo da quello scambio di lettere, vogliamo trasportare gli exempla del XX secolo nell’attualità di guerra che ci circonda. Bando dunque alla tenerezza per foto ingiallite dal fronte, per baci alle fidanzate sulle banchine delle stazioni ferroviarie e per tutta la paccottiglia da rigattiere improntata a trasferire la portata del primo massacro organizzato su scala globale in sbiadito fenomeno di costume. Il presente, che si declina oggi in mercato globale, concentrazione del capitale, migrazione dal Sud del mondo e pulizia etnica, è aggressivo più che mai, e l’archetipo biblico (l’Apocalisse) è già sufficientemente e strutturalmente intriso di guerra per stare a sospirare su qualsivoglia centenario: se sguardo retrospettivo ha da essere, che sia almeno utile a svelarne mistificazioni e sviamenti.

2. Indagine storiografica sulla metafora (bellica) del termine avanguardia: prendendo simbolicamente il 1909, anno di pubblicazione del Manifesto del Futurismo di Marinetti, a spartiacque cronologico di una frattura epistemologica nella coscienza dell’uomo occidentale, la parola, che pure non appare alla lettera nel manifesto – il cui vocabolario è già comunque di per sé intessuto di guerra – è tra quelle che sopravvivono e si trasformano presto in categorie estetiche atemporali. È anche però a partire dagli quegli stessi anni che l’artista si sente investito della funzione di faro che illumina il suo pubblico (borghese) indicandogli la rotta, benché (ossia, perché) ne percepisca contemporaneamente il rifiuto all’essere seguito nel cammino intrapreso. Se è vero che all’avanguardia, o gruppo militare di avanscoperta, è riservato il compito di esplorare le difese del nemico per poi riferirne i punti di debolezza, ebbene lo stesso ruolo è assegnato all’artista ma, e qui sta il paradosso, non per nomina superiore e gerarchica, ma, per così dire, per autoproclamazione da certificare attraverso l’opera. Ma il pubblico, proprio il pubblico borghese di cui l’artista d’avanguardia ha un così disperato bisogno, ebbene, quel pubblico ha sempre di meno desiderio di seguire, nelle occasioni di ciò che pur continua a considerare intrattenimento, l’artista su sentieri impervi e accidentati: all’artista l’onore di correre per primo in avanti, ma senza più modo d’inviare dispacci. La situazione delle avanguardie, in un secolo, non è poi cambiata molto, e forse occorre un festival di musica – che d’avanguardia non è né mai ha voluto essere – per chiedere a gran voce di farla finita con la parola stessa e per sperare finalmente che l’arte non abbia più bisogno di ricorrere alla brutalità dei vocabolari di guerra.

3. Le apocalissi passate, presenti e quella declinata al futuro della Bibbia; le ferite di occupazioni che non si rimarginano: sia che ci lasci ormai indifferenti in Palestina sia l’altra, speculare e stranamente rimossa da secoli, in Australia; l’ecatombe delle due guerre mondiali, la tensione verso una pace fragile e pericolante e infine l’ambiguità di troppi artisti dell’avanguardia storica di fronte all’interventismo: questi i temi e i miti da affrontare qui.

Per Camino Contro Corrente abbiamo chiesto la collaborazione di musicisti, compositori, attori, artisti, scrittori e saggisti che hanno risposto con generosità all’appello. Gli artisti, alla cui presenza il festival non intende rinunciare, poiché la loro attività riesce a collegarsi al mondo reale con un’evidenza che forse manca alla musica, contribuiscono con quattro messaggi di grande forza e impatto emotivo: i brandelli di corpi lasciati a dissolversi sotto la pioggia nelle installazioni di Sara Tozzato, il rapporto difficile tra immaginario individuale e memoria collettiva nelle fotografie di Valentina Merzi, la dinamica tra singolo e massa nel video di Sabrina Muzi, l’intenso andirivieni allegorico tra un adesso e un prima, tra un laggiù e un quaggiù del mondo nel progetto di comunicazione disseminativa di Tom Nicholson.

Anche il cuore di Camino Contro Corrente, la musica, che intrattiene un difficile rapporto politico con la realtà, ostacolata dalla presunta incomunicabilità della materia stessa, riesce ad articolarsi in concerti e azioni che incidono in molte maniere sul soggetto. A partire dalle numerose prime assolute e italiane presenti, opere che non si pongono più come unico fine la rivoluzione del linguaggio in sé ma una più sciolta relazione con l’ascoltatore, il festival presenta uno sfaccettato panorama di lavori che spaziano dal sarcasmo antibellico all’elegia e alla commemorazione, fino a modi più specifici di engagement nel concerto per flauto e pianoforte che Francesca Cescon e Alessandro Segreto vogliono dedicato alla pace (Pacem in terris)e nel concerto di Marija Jovanović che rivisita il genere della battaglia rinascimentale per organo (Alla battaglia!). Oltre al concerto multimediale Graffiti di combattimento, contenitore curato da Marco Marinoni con interventi di forte impatto concettuale, visivo e auditivo, merita sottolineare che il tema dell’Apocalisse, centrale nel festival, è anche l’occasione per la ripresa di Le sette trombe dell’Apocalisse, ampio lavoro di Davide Liani, di cui ricorrono i dieci anni dalla scomparsa e figura di intellettuale caminese alla quale dobbiamo non soltanto la possibilità di usufruire di spazi culturali unici in contesti del genere, ma anche una ricchissima produzione compositiva che merita uno studio e una diffusione maggiore. Sempre all’Apocalisse, oltre alla conferenza di approfondimento del biblista Stefano Bindi, sono poi dedicati altri brani di compositori italiani e australiani. Un ultimo cenno va all’incontro con un altro poeta friulano, Gian Giacomo Menon, intellettuale appartato, fuori dal mondo, di cui proponiamo nell’inedita forma di concerto-reading, una scelta di poesie, alcune messe in musica dagli studenti del Master di Composizione tenuto a Camino fin dal 2008, altre da compositori professionisti, altre infine drammatizzate e agite grazie alla collaborazione tra il gruppo performativo Collettivo Rituale e la Compagnia del Teatro alla Murata di Mestre. Precede il concerto un incontro di approfondimento con questa solitaria voce di poeta tenuto da Cesare Sartori, che di Menon è attento esegeta e curatore.

Questo è il vostro piccolo e tenace festival, che dopo sette anni di iniziative dal basso ottiene un primo riscontro ufficiale da parte della Regione Friuli-Venezia Giulia. Si tratta di soldi della collettività, di tutti noi e non vogliamo dimenticarlo: questo deve spingerci non a una maggiore spensieratezza, ma al contrario a un impegno di ricognizione artistica sempre più limpido e costante.

Riccardo Vaglini 2015